HANNO SCRITTO

 
Dal Bonanno è profondamente avvertita l’esistenza di un’arte chiara nelle sue forme e nel suo contenuto, capace di colpire immediatamente, di comunicare con gli uomini semplici. Un’arte che non abbia bisogno di ricercatezze formali e di raggiungere particolari complessità di contenuti e significati. Accanto a questo v’è in lui un’altra esigenza, di più alto significato e grado, quella della opera d’arte che più profondamente penetri la realtà, ne scopra aspetti nuovi, crei nuove relazioni ed esprima sentimenti e bisogni del suo popolo: l’esigenza, insomma, di un’arte concepita per l’elevazione del livello culturale e morale degli uomini, come arricchimento del loro patrimonio.
(Placido Cesareo, Palermo 1953)

Una pittura del genere è fatta di lunghi, lenti, snervanti ritorni sulla tela, tono per tono, pennellate per pennellate; è una pittura che sembra ingenua ed è sofisticata, fatta com’è di giochi sottili, di trasparenze, di accordi interni del colore.
(Maria Poma Basile, Palermo 1959)

Se si considera che la lunga e controllata formazione di Bonanno si è svolta assiduamente alle indicazioni ed agli avvertimenti della lezione impressionistica, è facile cogliere in questa sua stagione pittorica il coerente sviluppo di una confessione artistica. E da qui è naturale il rifiuto dell’inconscio e dell’immaginario, del sinistro e del misterioso, dei meccanismi e degli assiomi astratti.
Più naturalmente invece l’impastare la propria gioia e la propria speranza tra le pietre delle chiese del barocco siciliano, miracoli di contraddittorie letizie, il distendersi nella viva forza e durezza del paesaggio siciliano, il tentare la piena trasparenza dell’ombra sotto i loggiati e dietro le absidi delle cattedrali normanne e tra questi oggetti, meravigliosamente inesauribili, tessere una pittura densa di significati, senza retorica e patos facili. La verità delle opere di Pippo Bonanno non è che il segno di una onestà oggi spesso viziosamente camuffata, è il sottinteso di una pittura, che, mentre rifiuta di farsi letteratura, cerca di affinarsi e di divenire sempre più preziosa di quella luce meridionale nella quale è nata e dalla quale, ci sembra, ha avuto in contraccambio il dono singolare di un aggressivo e comunicante calore.
(Vittorio Fagone, Milano 1960)
 
Pippo Bonanno con Nuccio Costa
in occasione di una premiazione.